“Di nuovo sento i tamburi suonare nella giungla… Non riesco a non esserne attratto, a dire di no nonostante tutto.”
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All’improvviso
All’improvviso è stato il buio e non ero pronto. Ho perso e mi sono perso in questo silenzio assordante. Vorrei urlare ma non posso, vorrei pensare ma non riesco, vorrei rialzarmi ma non ho forza. Io non ci sono più eppure c’ero. Ne è valsa la pena ma ora ho paura.
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Cessione
Non sono mai riuscito a conciliare molto l’idea di cessione all’interno di un legame BDSM. Legame e cessione per me sono due parole diametralmente opposte. Ritengo che, se nel BDSM c’è il Legame, allora la cessione, seppur temporanea, sia impossibile.
Questo però non vuole dire avvolgere la slave in una bolla sigillata e opaca. Se infatti lo si ritiene utile è possibile metterla in mostra e farla usare con però alcuni vincoli che ritengo fondamentali.
Gli altri partecipanti alla sessione infatti dovrebbero diventare meri oggetti e perdere ogni personalità. Dovrebbero essere strumenti nelle mani del master e agire secondo il suo volere e desiderio. Dovrebbero diventare una sua estensione per ampliare le possibilità e raggiungere obiettivi impossibili per una sola persona. Dovrebbero essere fantocci al suo comando.
Questo vale sia per gli uomini che per le donne, per i dom e per le sub e per tutti quelli che partecipano a quel momento. Non si tratta quindi di cessione senza controllo e nemmeno di condivisione dove ci sono soltanto pari. Il padrone deve mantenere il possesso e il controllo. -

Fiducia banale
La fiducia è alla base di tutte le relazioni umane. Non fa eccezione il BDSM dove, a causa dei temi in gioco, assume un ruolo chiave.
Ma come viene concessa la fiducia, e da che parte deve arrivare per prima?
Io credo che nel concetto stesso di fiducia ci sia intrinseco il fatto che chi la dà non deve aspettarsi nulla PRIMA. È un gesto che si fa sperando che non sia vano e che sia ben riposta, magari basandosi solo su alcune supposizioni personali, senza però aver chiesto nulla all’altra persona. Ovviamente si può regolare la “quantità” di fiducia concessa, tanta o poca a seconda della sicurezza delle nostre impressioni. Resta comunque una scommessa al buio.
È molto più facile quindi che venga concessa prima dalla parte “debole”, che poi si aspetta un certo feedback dalla controparte.
Passo dopo passo si arriva alla piena fiducia nell’altro. -

Il rischio dei sentimenti
Nel rapporto master-slave spesso ci si focalizza su questioni puramente afferenti al mondo BDSM come l’obbedienza, le punizioni, le regole, le pratiche e chi più ne ha più ne metta, e forse si sorvola sulla dinamica delle emozioni e di conseguenza sui sentimenti.
C’è chi inorridisce al pensiero che ci possano essere sentimenti in gioco, anche se viene concepito e quasi ricercato il Legame.
Ci si dimentica però che nel rapporto master-slave gli attori sono sempre due esseri umani che interagiscono. Durante queste interazioni quindi tutto può succedere.
Per vivere in pieno il gusto del BDSM entrambi non dovrebbero “risparmiarsi” e vivere i momenti insieme senza porsi limiti o filtri, proprio perché solo così si riesce a raggiungere il Piacere assoluto. Ecco quindi che, per quanto ci si possa sigillare e isolare, si lascia spazio alla percolazione delle emozioni al proprio interno che, proprio perché passano dalla nostra anima, sono esposte al “rischio” di diventare sentimenti.
Non è detto che ciò accada, ma se accade in genere genera sentimenti molto forti che ci scuotono e ogni volta ci rimettono in gioco.
Che ci piaccia o no, anche questa è una delle componenti che alla fine rendono unico e irrinunciabile il BDSM.
Sia che poi siano lacrime, pianti, struggimenti o momenti di indefinibile e incommensurabile gioia e completezza, master e slave sono esposti a queste carezze dell’anima.
Personalmente ritengo che senza questo aspetto il BDSM sia forse povero di contenuti, un semplice passatempo come un gioco da tavolo — perché se lo scopo è vedere l’anima senza filtri di chi sta lì con te, solo mettendosi in gioco completamente, senza risparmiarsi, si provano quelle sensazioni uniche che solo il BDSM sa dare. Sull’altro piatto della bilancia però c’è il grande rischio di farsi molto male. -

L’ossimoro della slave
L’ossimoro è una figura retorica che accosta due termini di senso contrario o comunque in forte antitesi tra loro.
Nel BDSM mi capita spesso di vederne e di viverne alcuni. Sebbene esistano regole e canoni che cercano di descrivere e inquadrare aspetti peculiari, spesso questi si scontrano con la realtà e la complessità delle persone, che non può sempre essere categorizzata con semplicità e rigore.
Penso in particolare al ruolo della sottomessa-schiava in tutte le sue sfumature di crescente “dedizione”. Questo accade spesso in chi si avvicina per la prima volta a questo mondo. I meno superficiali si documentano leggendo articoli, forum e letteratura specifica per capirne di più, per capire se stessi e trovare il proprio ruolo.
Poi decidono di mettersi davvero in gioco e cercano la persona che le completi. La idealizzano e cercano di tradurre l’idea in aspetti concreti. Ed ecco che appaiono annunci di sedicenti schiave pronte ad annullarsi davanti al padrone ricercato, con una serie infinita di vincoli, paletti, condizioni e caratterizzazioni.
È davvero questa l’immagine della slave? È normale vincolare così la ricerca di un padrone? Cosa è davvero importante, quindi?
In molte ricerche sembra che l’attenzione sia posta non tanto sulle doti morali e, mi si conceda il termine, “professionali” di un master, quanto sulla sua capacità di aderire a un canone estetico o garantire una relazione sentimentale futura.
Qual è quindi il vero obiettivo di chi cerca? Il BDSM o qualcos’altro?
Occorre approfondire l’analisi e chiedersi cosa si cerca veramente, perché solo così si ottiene la soddisfazione desiderata. Per quanto il BDSM possa essere a volte una moda, credo che le persone abbiano tutte il diritto di trovare davvero quello che cercano, per arrivare a un equilibrio soddisfacente e appagante.
Lasciamo da parte le categorie, e cerchiamo di essere sinceri al massimo con noi stessi per capire cosa vogliamo veramente. Le persone poi si incontrano e si conoscono proprio per approfondire la conoscenza di sé.
La natura umana è troppo complessa per essere imbrigliata in regole e teoremi. Auguriamoci tutti di trovare qualcuno che ci aiuti in questa indagine. -
Regole e modello
Il mondo BDSM è sicuramente permeato da una ferrea disciplina e da regole precise. Si trovano diverse pagine di letteratura su quali debbano essere i comportamenti che i vari attori, nei ruoli che rivestono, devono tenere. Si può trovare ciò che è canonico e ciò che rientra negli schemi — insomma, tutti i riferimenti per costruire il “modello” in maniera precisa e dettagliata.
Non è mia intenzione mettere in dubbio queste regole. Vorrei solo riflettere su come questo modello viene poi calato nella realtà. Tutto ciò che i manuali ci dicono deve essere applicato alla vita che viviamo. Durante questa operazione ci si confronta con il proprio essere, con le proprie esigenze e i desideri che ciascuno di noi ha in quanto essere umano, creando un mix unico e sempre diverso degli ingredienti della ricetta originale, che dà origine a torte mai uguali tra loro.
Personalmente ritengo perfettamente lecito che ognuno deformi questi canoni come crede, creando a volte situazioni che possono contrastare con i comandamenti originali. Ognuno è libero di vivere come crede, e nessuno dovrebbe stigmatizzare certe idee anche se violano i principi fondamentali del BDSM.
Lascio quindi a chiunque la libertà di definirsi master, slave, dom, sub o qualsiasi altra cosa creda. Lascio che il BDSM sia approcciato e interpretato da ciascuno come meglio crede per sé.
Chiedo solo di comprendere che non si tratta di un giochino, di una moda, di uno status symbol. Modificate pure il modello come volete, ma interrogatevi se le modifiche fatte non lo abbiano stravolto al punto da renderlo un errore. In questo caso, forse, la scelta doveva ricadere altrove. -
Il collare
Il BDSM è un mondo basato sui simboli. Il simbolo aiuta a rendere concreta una cosa astratta, rappresenta un concetto complesso rendendolo immediatamente fruibile, evoca e ricorda. È quindi fondamentale, e anche naturale, che nella vita BDSM si faccia uso di simboli.
L’appartenenza, la relazione instaurata tra dom e sub, attraverso i simboli può discretamente accompagnare durante l’intera giornata la vita degli attori coinvolti. Chi è membro della comunità è in grado di leggere e rispettare certi status e certe situazioni proprio attraverso l’interpretazione dei simboli.
Ecco perché è fondamentale che il master tracci la propria presenza e il livello di relazione con la sua sottomessa attraverso il simbolo che considero il più importante: il collare.
Esiste una specificazione e una suddivisione della tipologia di collare che ha radici profonde. Vorrei soffermarmi ora sull’azione rappresentativa che il collare ha per chi lo indossa e per chi lo fa indossare.
Quando un master allaccia un collare, da quel momento si assume delle responsabilità e si impegna a rispettare delle regole, proprio come se firmasse un contratto. Allo stesso modo la sottomessa si impegna nei confronti del proprio master. Per entrambi, da quel momento, iniziano diritti e privilegi.
Personalmente do quindi molta importanza al collare di considerazione e a quello di addestramento, e chiedo di accettarlo solo con piena consapevolezza e “freddezza”, senza essere trascinati dall’emozione del momento.
Il collare non deve essere una moda o un monile da portare per estetica. Contiene un significato profondo, deve essere conservato con cura, indossato nei momenti opportuni con gesti rituali che da soli devono evocare emozioni e indurre negli stati d’animo opportuni. -
L’importanza dell’aspetto
Mi sono sempre chiesto quale fosse il ruolo dell’estetica, e quindi dell’aspetto fisico, nel rapporto master/slave, e se questo rapporto potesse esserne condizionato in qualche modo.
Già da subito la questione si fa difficile perché esiste una componente soggettiva dell’estetica innegabile. Ciascuno ha i suoi canoni, anche se credo esistano confini di bello e brutto che più o meno tutti condividiamo (anche se con forza diversa).
Quello che mi interessa approfondire è il senso di una possibile scelta estetica di una persona sottomessa nei confronti del proprio dominante.
Quando una persona decide di sottomettersi a un’altra, in quel momento incarna un ruolo dove la sua volontà perde importanza. Che cosa conta dunque? È più importante il rapporto dominante-sottomesso o l’aspetto delle persone? Ha senso che lo schiavo “scelga” il master in base all’aspetto fisico? In questo caso possiamo ancora parlare di BDSM come filosofia di vita, oppure qui scatta la moda, il passatempo, il gioco da provare?
Io credo che il BDSM nasca dalla mente, quindi il legame che deve nascere tra dom e sub deve partire da lì, dall’uniformità di intenti e di vedute che mette in secondo piano l’aspetto delle persone. Se provassi a uscire dal mio corpo per osservare una sessione come una persona estranea, ammetto che a volte farei fatica a capirne il senso che invece conosco e comprendo proprio perché vivo quella filosofia. Sono quindi portato a non capire molto la posizione di chi antepone a tutto l’estetica. Durante le sessioni, infatti, traggo piacere non tanto dall’aspetto fisico di chi è con me, che in certi momenti potrebbe essere anche poco gradevole, quanto dagli stati d’animo che si creano.
Non voglio però negare che una bella slave o un bel master rendano comunque il sodalizio ancora più idilliaco.
